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DAC vs Captage à la source : quel bilan économique pour le CO₂ ?

• 7 min •
Comparaison visuelle entre captage à la source (gauche) et captage direct dans l'air (droite).

Nel 2026, catturare una tonnellata di CO₂ direttamente dall'atmosfera costa tra 600 e 1.000 dollari. La stessa tonnellata catturata all'uscita di un camino industriale costa 50-100 dollari. Il divario è vertiginoso. Tuttavia, gli investimenti nella cattura diretta dall'aria (DAC) esplodono, mentre i progetti di cattura alla fonte faticano a decollare. Perché? Perché l'economia del carbonio non si riduce a un semplice costo unitario. Dipende dalla purezza della CO₂, dalla sua destinazione finale, dai crediti di carbonio e, soprattutto, da ciò che si intende per «ritorno sull'investimento». Analisi.

Cattura alla fonte vs DAC: due tecnologie, due realtà economiche

La cattura alla fonte (point-source capture) consiste nel recuperare la CO₂ prima che venga emessa nell'atmosfera, su installazioni fisse: centrali elettriche, cementifici, acciaierie, raffinerie. La concentrazione di CO₂ è elevata (5-30%), rendendo la cattura meno energivora e meno costosa. Secondo l'analisi comparativa pubblicata su ScienceDirect, i processi di cattura post-combustione (ammine, membrane, ecc.) mostrano costi maturi e in calo.

Al contrario, il DAC (Direct Air Capture) estrae la CO₂ dall'aria ambiente, dove la sua concentrazione è solo dello 0,04%. È come cercare un ago in un pagliaio gassoso. Le due principali tecnologie – DAC a bassa temperatura (LT) e ad alta temperatura (HT) – consumano molta energia, aumentando i costi del processo. Pubs ACS nota che il DAC HT non offre vantaggi economici rispetto alla cattura alla fonte a breve termine e rimane meno competitivo del DAC LT a lungo termine.

Mito n.1: «Il DAC è troppo costoso per essere utile»

Questo giudizio ignora un punto chiave: il DAC produce CO₂ di altissima purezza, utilizzabile direttamente per carburanti sintetici o materiali ad alto valore aggiunto. Una CO₂ «su misura», in un certo senso. La cattura alla fonte fornisce spesso un gas meno puro, che richiede fasi di purificazione aggiuntive. Secondo Frontiers in Climate, la qualità della CO₂ influenza fortemente la fattibilità degli usi a valle, in particolare per la sintesi di carburanti.

Inoltre, il DAC può essere installato ovunque, anche lontano dalle zone industriali. Non dipende da una fonte fissa. Ciò apre possibilità per hub di cattura situati vicino a siti di stoccaggio geologico o a gasdotti. IEA sottolinea che il calo dei costi delle energie rinnovabili (il solare è sceso del 30% in due anni) migliora il bilancio economico del DAC, molto energivoro in elettricità a basse emissioni di carbonio.

Mito n.2: «La cattura alla fonte ha un ritorno sull'investimento evidente»

Non così semplice. Uno studio pubblicato su PLOS Climate calcola il «ritorno sull'investimento biofisico» (B-ROI) della cattura alla fonte: è negativo. Perché? Perché questa cattura non rimuove la CO₂ già presente nell'atmosfera; impedisce solo nuove emissioni. In altre parole, riduce il flusso ma non diminuisce lo stock. Per raggiungere la neutralità carbonica, è necessario anche rimuovere la CO₂ storica. Il DAC può contribuire direttamente, a condizione di essere alimentato da energie decarbonizzate. Altrimenti, il suo B-ROI diventa anch'esso negativo, come ricorda lo stesso studio.

Il mercato globale del CCUS: miliardi in gioco

Secondo il rapporto IDTechEx sui mercati CCUS 2026-2026, il settore registra una crescita annuale a due cifre. Il rapporto distingue tre sbocchi principali: lo stoccaggio geologico, l'utilizzo emergente (carburanti sintetici, materiali da costruzione, chimica verde) e il recupero assistito del petrolio (EOR). Ogni via ha la propria redditività.

  • Stoccaggio geologico: remunerato da crediti di carbonio, ma dipende dalle infrastrutture e dalla regolamentazione.
  • Utilizzo emergente: valorizza la CO₂ come materia prima. I margini sono bassi oggi, ma la R&D promette rotture.
  • EOR: economicamente sostenibile grazie al petrolio estratto, ma controverso perché prolunga l'era fossile.

La tabella seguente riassume i costi e i ritorni tipici per ogni filiera (dati IDTechEx e AssessCCUS):

| Tecnologia | Costo di cattura (€/tCO₂) | Purezza CO₂ | ROI (crediti carbonio + valorizzazione) | Maturità |

|------------|---------------------------|-------------|----------------------------------------|----------|

| Cattura alla fonte (post-combustione) | 40–90 | Media-alta | Moderato (soprattutto se stoccaggio o EOR) | Commerciale |

| DAC a bassa temperatura | 250–600 | Molto alta | Basso-medio (dipende dal prezzo del credito di carbonio) | Dimostrazione |

| DAC ad alta temperatura | 500–1.000 | Molto alta | Basso (senza sussidi) | Prototipo |

L'innovazione al servizio della riduzione dei costi

Recenti progressi potrebbero cambiare le carte in tavola. Degli ingegneri hanno progettato una «foglia artificiale» in grado di catturare la CO₂ dall'aria e dai fumi industriali, per poi rilasciarla e convertirla in carburante, come riportato in un post su Reddit (fonte: Reddit, 2026). Questo tipo di dispositivo potrebbe ridurre drasticamente i costi del DAC eliminando cicli termici costosi.

Inoltre, il glossario del progetto AssessCCUS ricorda che il costo di cattura include compressione, trasporto e stoccaggio – voci spesso sottostimate. Un'analisi completa deve quindi integrare l'intera catena del valore.

Quale strategia per le imprese e gli investitori?

Nessuna tecnologia vince da sola. La combinazione dei due approcci sembra la più promettente:

  1. Cattura alla fonte per i grandi emettitori industriali, con un costo immediato basso e un impatto rapido sulle emissioni.
  2. DAC per trattare le emissioni diffuse (trasporti, agricoltura) e ridurre lo stock atmosferico, guidato da crediti di carbonio di alta qualità.

All'orizzonte 2026-2026, la riduzione dei costi del DAC (prevista da IDTechEx) e l'aumento del prezzo del carbonio (tramite i mercati regolamentati) potrebbero rendere il DAC competitivo per nicchie ad alto valore aggiunto. Le imprese devono quindi prepararsi a investire in entrambe le filiere, in base al loro settore e alla loro esposizione al carbonio.

Conclusione

L'economia della cattura della CO₂ non si riduce a un costo per tonnellata. Dipende dalla purezza, dall'uso finale, dai sussidi e dal prezzo del carbonio. La cattura alla fonte rimane più economica e matura, ma è solo una stampella: non rimuove la CO₂ già emessa. Il DAC, nonostante il suo costo elevato, offre flessibilità geografica e purezza ineguagliabile, indispensabile per alcuni usi e per la neutralità carbonica a lungo termine. Entrambi sono complementari, e il loro dispiegamento combinato è l'unica via realistica per raggiungere gli obiettivi climatici.

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